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Holger Vitus Nodskov Rune, numero uno del ranking mondiale Under 18 ed attuale n.317 del ranking ATP (classifica raggiunta in seguito ai recenti risultati di prestigio ottenuti in Sudamerica), si è raccontato in esclusiva ai microfoni di JuniorTennis Italia ad una manciata di giorni dal termine degli allenamenti in quel di Monte-Carlo con Novak Djokovic. La giovane stella del tennis mondiale, nata a Copenaghen il 19 aprile del 2003, sembra avere già le idee chiare circa il suo futuro: l’obiettivo a lungo termine è rappresentato dall’arrivo in cima alle classifiche, a cui il danese vorrebbe affiancare qualche finale Slam contro… Lorenzo MusettiJannik Sinner.

Di seguito l’intervista dettagliata realizzata con Holger Rune, che ringraziamo per la disponibilità.

Un titolo vinto e altre due finali raggiunte nei primi tre tornei giocati nel 2021: sei partito “a razzo”, te lo saresti mai aspettato?
Mi sono allenato tantissimo dal punto di vista fisico nell’off-season, finendo col giocare alla Mouratoglou Tennis Academy con Daniil Medvedev e Felix Auger-Aliassime. Quando mi sento forte fisicamente, lo divento anche sotto il profilo mentale e gli allenamenti con quei due grandi campioni non hanno fatto altro che darmi maggiore fiducia nei miei mezzi. Nel 2020 ho perso molte partite che avrei potuto vincere, ho provato molto fastidio per tutto questo e dunque ho cercato di sfruttare il tempo a disposizione per cercare di capire cosa non aveva funzionato: ora provo sempre a non lasciarmi scappare le partite“.

Successivamente hai avuto modo di giocare gli ATP di Buenos Aires e Santiago, in Cile hai raggiunto i quarti partendo dalle qualificazioni. Che settimane hai vissuto?
In Cile mi sono sentito veramente bene, tutti sono stati molto gentili con me e credo che disputare un torneo ATP in questo momento sia un upgrade importante per la mia carriera. Sono arrivato a Santiago con la delusione addosso per non aver chiuso in tre set con Ramos-Vinolas nel torneo precedente e dunque sapevo che non mi sarei fatto sfuggire un’altra opportunità simile. Ho lottato su ogni punto perché è questo il segreto per vincere nei tornei ATP contro giocatori fortissimi mentalmente e molto esperti: io ho ancora 17 anni, non posso ritenermi al loro livello perché ho giocato poco a livello Pro anche a causa della pandemia. Ho fatto il massimo per non sfigurare, vincere a livello ATP è più difficile rispetto ai tornei Future ma cambia anche il livello di felicità quando si riesce a portare a casa una partita. Non vedo l’ora di tornare a competere in tornei di categoria così importante“.

Al secondo turno a Santiago hai sfidato Benoit Paire, battendolo in due set. Come hai affrontato il match?
Benoit è un giocatore molto talentuoso, in campo può fare qualunque cosa e dunque quando lo si affronta lo si fa sempre con un po’ di incertezza perché non si sa cosa aspettarsi. E’ difficile sfidarlo, ma è un bravo ragazzo“.

Contro Benoit Paire avevi giocato in un’esibizione nell’off-season, anche in quella circostanza lo avevi battuto. Cosa pensi dei suoi ultimi comportamenti sul campo?
Penso che questo sia un periodo molto difficile per tutti i giocatori a causa della pandemia e anche gli organizzatori del tornei ne sono consapevoli. Io ed altri giovani possiamo trarre vantaggio da questa situazione perché ci presentiamo agli appuntamenti senza tanta esperienza e con la mente libera, mentre per i tennisti più esperti credo sia complicato giocare senza il pubblico e dunque senza tifo a favore. C’è anche da considerare il fattore del prize money, il montepremi è calato dappertutto rispetto al periodo precedente al Covid-19 e qualcuno può risentirne: un altro problema consiste anche nell’impossibilità di viaggiare con le proprie famiglie, visto che si possono portare massimo 1-2 persone come accompagnatori“.

Come sono cambiate le tue abitudini nei tornei in seguito alle restrizioni per il Covid-19?
Normalmente viaggiavo ai tornei con l’allenatore, mia madre e il mio agente, a cui spesso si univa anche mia sorella: adesso, invece, giro solo con il coach. Amo avere un grande team alle spalle, ma ora non è possibile portarsi dietro tutti i membri: non è una situazione facile da gestire, il mondo sta cambiando non solo per noi tennisti ma per l’intera popolazione. Non siamo macchine, siamo esseri umani che pratichiamo uno sport per divertirci: amo il tennis, sono una persona che adora le sfide e non ho mai pensato al ritorno economico anche perché fino a pochi mesi fa, giocando i tornei Juniores, non guadagnavo nulla. Salire la classifica è una missione impegnativa ed emozionante allo stesso tempo; vincere le partite senza pubblico non è bellissimo, non vedo l’ora che tutto torni alla normalità per sentire gli applausi delle persone dagli spalti. Mi piace avere tanta gente ad assistere alle mie partite, ho provato queste emozioni al Roland Garros Junior e alle Junior Finals di Chengdu ed è stato fantastico“.

Grazie agli ultimi risultati, sei entrato in Top-400: qual è il tuo obiettivo a breve termine?
Ora sono numero 317 ATP, il mio obiettivo è quello di entrare in Top-100 entro la fine della stagione per poi raggiungere i primi 20-30 del mondo entro la fine del 2022: una volta raggiunto questo secondo step, farò poi di tutto per arrivare al numero uno. Non ho alcun problema a giocare le qualificazioni dei tornei ATP e spero che in alcuni eventi mi possano offrire una wild card: in Danimarca non ci sono tornei ATP o Challenger, la situazione è molto difficile perché in questo periodo nei vari tornei europei tendono ad invitare giocatori locali per permettere loro di guadagnare qualche soldo e punti per il ranking. Capisco le loro esigenze, ma allo stesso tempo continuo a sperare che qualcuno possa considerare un ragazzo come me. I tornei ATP che giocherò quest’anno avranno sempre un posto speciale nel mio cuore, anche quando sarò numero uno“.

Carlos Alcaraz, tuo coetaneo, gioca stabilmente a livello ATP. In risposta ad un tuo fan su Instagram, hai detto che il prossimo anno sarai anche tu a Melbourne per gli Australian Open: pensi di riuscire ad arrivarci?
Sì, mi piacerebbe arrivare a disputare un torneo dello Slam già quest’anno. Come ho detto prima, purtroppo non mi vengono concesse le stesse opportunità di giocatori francesi, italiani o spagnoli visto che in Danimarca non ci sono tornei di alto livello: questo rende il mio cammino più faticoso. Non ho avuto aiuti nemmeno a livello Juniores, raggiungendo comunque risultati straordinari avendo vinto il Roland Garros e le Junior Finals nel 2019: aggiungerei che sono numero 1 del mondo tra gli U18 dal 2019, è un record. Sono abituato a lottare per raggiungere i miei obiettivi, lo farò anche nel circuito ATP: mi si può rendere più difficile il percorso, ma non mi si può fermare“.

Hai parlato molto della disparità tra la Danimarca e gli altri stati europei: quanto è difficile giocare nel tuo Paese?
Sarebbe stato più semplice arrivare da un paese con maggiore tradizione tennistica, ma non si può tornare indietro: sono nato in Danimarca e mi sento danese al 100%, ma non per questo le mie ambizioni non sono elevate. Guardo sempre il lato positivo in tutte le cose, se qualcosa non va faccio di tutto per trovare una soluzione: ho lo stesso allenatore da quando ho 6 anni, stiamo facendo un lungo viaggio insieme. Io sono ambizioso, lui è molto preparato: credo sia un’ottima combinazione. Oltre a giocare in Danimarca, spesso vado all’Accademia di Mouratoglou: è un ambiente che amo, per me è importante potermi allenare lì con giocatori importanti e sempre sotto gli occhi del mio coach“.

Pochi giorni fa ti sei allenato con Novak Djokovic a Monte-Carlo: che esperienza è stata?
Provo sempre grandissime emozioni quando mi alleno con i Top-10, perché hanno tantissimi punti di forza da cui posso prendere spunto e allo stesso tempo sono ragazzi fantastici che amano il tennis come me. Misuro il mio tennis con il loro, so che c’è ancora tanto da migliorare ma non mi sento così lontano dal loro livello. Allenandomi con Djokovic, ho capito che è una persona fortissima non solo sul campo da tennis ma anche fuori: mi sono fatto un’idea sul motivo per cui nel circuito in pochi riescono a batterlo, è il giocatore più completo che abbia mai visto sia mentalmente che fisicamente. Grazie ai suoi consigli mi sono appuntato molte cose su cui dovrò lavorare, mi ha mostrato ciò che serve per diventare il numero uno del mondo: non è solo questione di passione o buon tennis, dietro c’è un lavoro immenso. Penso che in tanti abbiano il tennis per arrivare in testa alla classifica, ma per arrivare a battere i record di longevità al numero uno di Djokovic, Federer e Nadal serve qualcosa in più: mi piacerebbe fare una carriera simile alla loro, sarebbe affascinante“.

Facciamo un salto nel tempo: dove sarà Holger Rune nel marzo 2022?
A giocare il torneo ATP di Marbella in preparazione al Masters 1000 di Monte-Carlo“.

Cosa pensi di Jannik Sinner e Lorenzo Musetti? Potrebbero essere tuoi avversari in una finale Slam tra qualche anno?
Sono pronto ad affrontare entrambi in due finali dello Slam (ride, ndr). Conosco entrambi, sono ragazzi bravissimi oltre che grandi lavoratori: spero non passi troppo tempo prima di una finale Slam tra di noi“.

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